Cagli

Comune di Cagli 
Coordinate 43°32′49.2″N 12°38′50.28″E
Altitudine 276 m s.l.m.
Abitanti 9148

www.comune.cagli.ps.it

STORIA
Cagli, città che sotto il dominio bizantino costituiva nel VI secolo uno dei capisaldi della Pentapoli interna (insieme a Gubbio, Urbino,Fossombrone, Osimo e Jesi) risulta menzionata sia nell'Itinerarium Gaditanum di epoca traianea e sia nel cosiddetto Antonini Itinerarium che riporta gli elenchi delle città e delle stationes poste lungo le principali vie dell'impero romano. Era a 147 miglia da Roma. Più tardi, nel IV secolo, Cale (tale era l'antico nome della città) figura nell'Itinerarium Burdigalense o Hiersolymitanum destinato a pellegrini che da Bordeaux si dirigevano verso la Terra Santa e in quell'itineraria picta che è la Tabula Peutingeriana. Sempre nel IV secolo Servio Onorato, commentando l'Eneide di Virgilio, chiariva il possibile equivoco affermando "Cales civitatis est Campaniae [l'odierna Calvi], nam in Flaminia est, quae Cale dicitur" e precisava che nella Galizia un'altra città portava, evidentemente a seguito della dominazione romana, il nome della Cale posta lungo la Flaminia. Ulteriore corpo alla Cale antica è dato dal ritrovamento di numerosi reperti tra i quali i bronzetti etruschi e italici del IV secolo a.C. scoperti in un santuario pagano nei pressi della città, e tra i quali figura la nota Testa di Cagli (testa di giovane con diadema) conservata nel museo archeologico nazionale delle Marche inAncona.
Nell'atto di donazione del territorio delle due Pentapoli (la marittima e la annonaria o montana) e dell'Esarcato, redatto per il re dei franchi Pipino il Breve, nel 754, a favore di Santa Romana Chiesa, Cagli è indicata con l'appellativo di città.
Parzialmente distrutta dal fuoco, appiccato dai ghibellini durante la cruenta lotta intestina del 1287 finalizzata alla sottrazione del potere civile alla fazione guelfa, sotto l'alta protezione dipapa Niccolò IV (e l'intermediazione del cardinale Berardo Berardi) viene, nel 1289, traslata, dalle propaggini di monte Petrano, e ricostruita ex novo nel sottostante pianoro, inglobando gli edifici religiosi e civili preesistenti che ne costituivano il borgo. Sembra che nel 1287, un consistente gruppo di cagliesi di parte guelfa, fuggendo trovasse rifugio e accoglienza aSassoferrato fondando il borgo di quella comunità. Ben presto la città tornerà ad essere un florido centro, visto che in un registro di pagamento delle tasse alla Chiesa del 1312, sottoposto a revisione a seguito del forte calo demografico dovuto ad una carestia, Cagli era composta da 1.528 famiglie corrispondenti ad una popolazione compresa tra i 6.328 e i 7.119 abitanti. I termini di raffronto sono ricavabili in Fumantes Marchiae secundum antiquum Registrum Camere Romane ecclesie, databile al 1340, dove Pesaro annotata 2.500 fuochi mentre Fano ne conta 4.500. Poco dopo, nelle Constitutiones Aegidianae del 1357, Cagli figura tra le nove città magnae della Marca (insieme per l'odierna provincia di Pesaro, Fano e Fossombrone), che erano precedute nella classificazione da cinque città maiores, e seguite dalle ventidue mediocres, ventisei parvae, tredici minores e dai castra e terrae.
Costituito nel XII secolo, il libero comune di Cagli, tra i cui podestà figurano gli Orsini, iColonna, i Baglioni, i Gabrielli, i Montefeltro e i Tarlati, aveva assoggettato oltre 52 castelli snidando la nobiltà rurale e fronteggiando gli abati, senza sottrarsi ad una politica aggressiva che portarono le armi delle sue milizie fin dentro i chiostri delle potenti abbazie. La sua espansione ebbe a seguire i confini della giurisdizione della Diocesi di Cagli che in Greciano (IV secolo) annovera il suo primo vescovo. L'incendio del 1287 appiccato al Palazzo del Comune dai ghibellini appoggiati da Trasmondo Brancaleoni del feudo di Roccaleonella, aveva indebolito la politica territoriale comunale che peraltro dovette sempre confrontarsi con le mire espansionistiche del limitrofo Comune di Gubbio spesso frenate grazie alle alleanze strette con Perugia.
La città era, però, rinata nel 1289 con uno straordinario progetto urbanistico (attribuito da Maddalena Scoccianti ad Arnolfo di Cambio) basato su ampie vie che si uniscono in maniera ortogonale.
Anche se dovette essere in parte ripensato e non sempre fedelmente rispettato nei secoli, come rammenta lo stesso celebre giurista Bartolo da Sassoferrato quando asserisce che talune strade interne furono ristrette per questioni di difesa, la città entrava nel Rinascimento, condividendo la felice stagione urbinate, con la razionale e anticipatrice geometria del suo impianto urbanistico. Ciò, secondo la tesi di Bresciani Alvarez e Filippini, non dovette passare inosservato agli occhi di quanti animavano culturalmente la magnifica Corte del ducaFederico da Montefeltro. Lo spunto a tale ipotesi nasce dall'osservazione che la celebre Città ideale, attribuita a Luciano Laurana su disegno di Leon Battista Alberti (conservata nella Galleria Nazionale delle Marche), presenta sullo sfondo un elemento paesaggistico dal profilo talmente caratterizzato da non sembrare fantastico ma decisamente reale visto che combacia con l'altopiano di monte Petrano ai piedi del quale è ancor oggi Cagli con la sua piazza. A questo si aggiunge l'arretramento di parte degli edifici posti sul lato destro della tavola urbinate e che è realmente presente su di un lato della via che fiancheggia il lato destro del Palazzo Pubblico cagliese. Quest'ultima strada veniva, inoltre, a concludersi di fronte ai fabbricati che compongono il monastero di San Nicolò che sopravanzavano nella sede stradale lasciando uno stretto passaggio al posto dell'odierna ampia via del torrione allineata, solo nella seconda metà del Novecento, in larghezza a via Leopardi proveniente dalla piazza maggiore. Il grande edificio a pianta centrale che compare al centro del dipinto, secondo la tesi citata, avrebbe occupato il posto del Palazzo Pubblico che nel 1476 il Comune di Cagli (esattamente un secolo dopo il suo ingresso volontario su piede di uguaglianza insieme ad Urbino nel nascente stato dei Montefeltro) aveva donato a Federico da Montefeltro, il quale si fece carico, in quegli anni, di far eseguire profondi lavori di ristrutturazione a Francesco di Giorgio Martini, l'architetto senese che negli anni ottanta del Quattrocento è in Cagli impegnato per l'erezione della Rocca e del Torrione. Il dibattito su una Cagli destinataria o semplice ispiratrice di un superbo progetto, da leggersi secondo quanto già proposto da Zorzi nel 1976 come una città progettata, rimane ovviamente aperto e quelle che potrebbero apparire come delle coincidenze meritano, per la loro eccezionalità, successivi approfondimenti.
Esiste uno speciale rapporto tra Cagli i Montefeltro e la città di Urbino. Il 24 dicembre 1375 il conte Antonio da Montefeltro, con le armi della lega fiorentino-viscontea rientrava in Urbino e n'era "gridato" signore. Ma, scrive Gino Franceschini (Documenti e Regesti, Urbino, 1982, pp. IV-V), "non bastava essere 'gridato' signore, bisognava avere la capacità di divenirlo [...]. Nell'alleanza del febbraio 1376 le città di Urbino e di Cagli partecipavano al patto col Signore su piede di uguaglianza come compartecipi agli impegni ed agli oneri stipulati da lui, mentr'egli agiva a nome delle terre che gli ubbidivano quale 'dominus' e capo delle milizie". Era nato lo Stato di Urbino che registra una rilevante svolta politica a seguito del considerevole accrescimento territoriale generato dall'acquisizione di Gubbio avvenuta poco dopo: nel 1384.
Furono soprattutto le manifatture, consistenti in particolare nella lavorazione dei panni di lana e più tardi della seta e nella concia delle pelli, che sviluppatesi notevolmente sotto i duchi d'Urbino sostennero la forte crescita economica della città e conseguentemente costituirono la base per quello culturale, al quale presero parte anche grandi artisti attivi presso la Corte urbinate o uomini di governo a quella legati.
La devoluzione del ducato d'Urbino allo Stato Pontificio, del 1631, comporta per Cagli l'inserimento in uno Stato dove le Marche dovranno votarsi principalmente all'agricoltura cerealicola, strategia economica che essendo poco remunerante per le aree appenniniche avrebbe, infine, comportato, a partire dal Settecento, un arretramento economico sempre più consistente delle stesse. L'Unità d'Italia se da un lato accende gli animi anticlericali che vagheggiano un progresso a portata di mano trovano in loco validi spunti nella costruzione della ferrovia Fano-Fabriano-Roma (distrutta e mai più ricostruita durante la seconda guerra mondiale) e del Teatro comunale. dall'altro apre il capitolo delle spoliazioni dei monasteri prima e delle confraternite dopo i cui beni demaniali servirono per l'ammodernamento del Regno. La politica della monarchia sabauda, a differenza di quella pontificia precedente che aveva lasciato ampia autonomia ai comuni, avrebbe ben presto mostrato il volto del "piemontesismo" anche nelle Marche vanificando, con il compimento dell'unificazione amministrativa del 1865, i disegni di decentramento.
Durante la seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, nel territorio del Comune di Cagli trovarono rifugio e protezione alcune famiglie di profughi ebrei, italiane e straniere. In quest'opera di solidarietà, che coinvolse molti abitanti del luogo, si distinsero in particolare la famiglia Alessandri, proprietaria di una pensione sul Monte Petrano, la famiglia Virgili nella frazione di Secchiano, e la madre superiora del Convento di san Nicolò, suor Nicolina Baldoni (con l'approvazione del vescovo mons. Raffaele Campelli). L'11 febbraio 1992, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito l'alta onorificenza dei Giusti tra le nazioni ai coniugi Virgilio e Daria Virgili e alle loro figlie Gianna e Mercedes e, il 29 febbraio 2004, a Spartaco Alessandri e sua madre Mimma Alessandri.[5]. Qualche anno prima la stessa alta onorificenza era stata conferita al cittadino onorario card. Pietro Palazzini.
Alla città di Cagli va affiancata la bellezza del suo territorio appenninico che per molti tratti si presenta pressoché incontaminato e del tutto simile al cuore verde dell'Umbria. È un territorio vasto, dove cresce il prelibato tartufo bianco, quello del comune di Cagli che con i suoi 226 km² è per estensione il terzo delle Marche. Di Cagli, Vittorio Sgarbi nel 1997 scrive che «indipendentemente dal singolo palazzo, dipinto, oggetto, è il fatto di non poterla più rimuovere dalla mente come accade per altri luoghi che sono più facoltativi, li hai visti ma non fanno parte di una memoria essenziale o indispensabile. Invece per me Cagli […] è diventata una città inevitabile». Più tardi nel 2005, sempre Sgarbi, riferendosi a questa città annota: «Cagli è una città bellissima, con grandi palazzi che nascondono bellezze impreviste, soluzioni architettoniche sorprendenti». In precedenza Edward Hutton, giungendo in treno da Sassoferrato, annotava nel 1913 che «Cagli è la cittadina più deliziosa che si trova fra Fabriano e Urbino, un luogo ombroso, fresco, tranquillo, pieno di edifici interessanti e di belle pitture». Lo stesso precisava che «si viene qui per vedere soprattutto Giovanni Santi, padre di Raffaello, che ha lasciato in Cagli più di un dipinto, e ci si resta per amore del posto». Lo scrittore inglese rimarcava, inoltre, che «la gente è cortese e bella più del comune. È una città piena di belle pitture e in grado di offrire al viaggiatore, oltre le porte urbiche, la vista di paesaggi magnifici e di splendidi monti che l'attorniano da ogni parte».

EVENTI
Distinti salumi –
Negli anni pari alla fine di aprile, uno dei mesi strategici per la maturazione delle carni di maiale conservate secondo natura, si tiene nel centro storico di Cagli la Rassegna Nazionale del Salume denominata “Distinti salumi”.
Festa della pipa
Ogni anno a maggio tutti gli artigiani pipai e i mastri pipai si riuniscono ed espongono i loro prodotti migliori.
Palio storico Giuoco dell'Oca
In Cagli la faziosità tra i quattro Quartieri crea l'inconfondibile clima della disputa. La più antica notizia storica risale al 1543, anno in cui il Gucci annota che "ni tempi Carnevaleschi" la magistratura cittadina "soleva far giostrare al corso dell'Anello, et al giuoco dell'Oca" (Gucci, V, p. 400, VI, p. 1). La ricchezza degli abiti fedelmente ripresi da dipinti cinquecenteschi, palese nel Palio calliense che si disputa la seconda domenica di agosto. La Vigilia (secondo sabato di agosto) la parte più squisitamente cagliese. Nel tardo pomeriggio, al suono della meridiana del palazzo Pubblico le rappresentanze dei Quartieri si portano in piazza Maggiore per l'investitura dei capitani, e per il dono dell'olio al patrono della città.
La sera nei Quartieri ci si incontra a trarre gli auspici, mentre le Taverne propongono pietanze tipiche.
Il giorno del Palio dell'Oca si svolge il corteo con i suoi oltre 400 personaggi. Il Magistrato passando lungo le vie cittadine mostra la riottosa oca in ferro battuto, messa in palio. All'ombra del duecentesco palazzo Pubblico, ai giocatori di dadi è assegnato il ruolo di far spostare i paggi segnapunto del rispettivo Quartiere su di un variopinto percorso di cinquantaquattro caselle. Ai paggi giocatori invece va l'arduo compito di sostenere le prove di abilità che comportano in caso di sconfitta la retrocessione. La sera si festeggia o ci si consola nelle quattro Taverne di Quartiere, ma di fronte a del buon vino marchigiano e a succulente pietanze gli animi tornano sereni nella sempre troppo breve notte.
Processione del Corpus Domini e Ottavario

Processione del Cristo Morto
La Pasqua a Cagli raggiunge livelli particolarmente struggenti durante il giorno del venerdì Santo, con la processione del Cristo Morto, che è legata alla Confraternita del Santissimo Crocifisso e San Giuseppe eretta nel 1537.La processione del tardo pomeriggio, dopo la deposizione, partendo dal Duomo si conclude di fronte alla chiesa di San Giuseppe con i due gruppi contrapposti dell'Addolorata da un lato e quello del Cristo ai piedi della grande croce tra le statue di San Giovanni Evangelista e la Maddalena. Il simulacro del Cristo viene infatti esposto alla devozione dei fedeli all'interno della chiesa, dopo essere stato adagiato sotto un antico pregevole baldacchino di tessuto nero con i simboli della Passione ricamati con argento filato. Le pareti della chiesa per l'occasione risultano invece addobbate da dodici stendardi da parata di lino del Seicento. La sera oltre quattrocento confratelli di cinque distinte confraternite cittadine, partendo dalla chiesa di San Giuseppe, danno vita al commovente corteo religioso che precede il carro ove è deposto il Cristo morto. Scalzi, in segno di penitenza, ed incappucciati poiché la carità, non ammette alcun esibizionismo, vagano per la città in religioso silenzio o recitando le preghiere solite, accompagnati dal suono mesto di un tamburo, e da scelti brani musicali.